Il luccio è il pesce predatore per eccellenza dei laghi, ma non già un mangiatore di carogne o di esche che non siano in movimento. Per questo si usava pescarlo, oltre che con la tirlindana, con la lignola "a vivo", cioè innescata con pesciolini vivi, soprattutto alborelle di media grandezza.
Non si diceva persico senza dover pensare al lago di Varese, in un certo raggio intorno fino a Stresa e a Baveno, dove in buona parte veniva commerciato. Senza il persico, il suo pesce fino per antonomasia, il lago sembra decaduto all'anonimato, in senso piscatorio, di un acquitrino.
L'ideale, per la pesca del persico trota (truta) è il tremaglio. Se ne può pescare qualcuno con qualsiasi altra rete, e la "lancio" dei dilettanti talvolta ne fa catture perfino eccessive.
Appena immesso nel lago il gobbo ebbe un grande successo. Piaceva la carne e si sviluppava più di adesso. Si pescava con molti tipi di rete, dalla tremaglina al tremaglio al bertovello.
La carpa è un pesce per un certo aspetto mitologico, nella psicologia dei rivieraschi e dei pescatori, che contribuiva a dare spessore e un vago senso d'imprevedibilità alla pesca.
Il cavedano assai numeroso un tempo, aveva un posto di rilievo, ma soltanto da un punto di vista coreografico, tra le specie ittiche del lago di Varese.
La tinca, tra i pesci del lago di Varese, merita un capitolo a parte, per la grande importanza che ha avuto nell'economia piscatoria e nel regime alimentare dei rivieraschi. Forse i più rilevanti sistemi di pesca hanno preso l'avvio dalle catture delle tinche, studiandone il comportamento e i riflessi, adattando le reti, osservando i momenti migliori del giorno, o le stagioni più propizie per pescarle.